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  Il suono di emeresi

La parola inventata

Emeresi è una parola inventata. Ci pensai per diversi giorni, articolando ripetutamente sequenze di sillabe la cui fonetica mi procurasse un certo effetto. Dopo molti tentativi, “emèresi” fu il suono che mi piacque. Questo accadeva sul finire degli anni settanta, quando diedi il titolo a una rivistina letteraria di minime pretese, da realizzare con pochi amici per far conoscere le nostre "scritture" e avvicinare un po' di gente intorno a certe idee sulla letteratura. La rivistina ebbe una vita breve, artigianale e quasi clandestina, solo il primo numero ciclostilato, ovviamente per mancanza di soldi. Del suo titolo, scritto sulla copertina in modo ondulato come le note di una melodia, mi ero accertato che non esistesse nei dizionari, perché doveva essere solo un suono, un "grafo" indenne da significati "codificati", così come io sentivo la poesia. A distanza di tanto tempo, proponendola a Rosangela per dare il nome al sito e rappresentare le nostre intenzioni, quella parola ha dato alle impressioni di lei i sensi inaspettati che poteva aver annunciato.

 

Cercando le strade verso il giorno

Che ne dici di “emèresi” come nome del sito? Mi chiede Luigi. Dico che mi piace. Mi piace perché contiene “heméra”, nella cosmogonia greca la luce nascente del giorno. Emera che per Esiodo è figlia della notte e di Erebo, dio-luogo degli inferi. Emera quindi come luce che nasce dalla consapevolezza del buio.
Mi piace perché contiene “háiresis”, eresia, che io intendo quale appropriazione personale e sperimentale di ogni più piccola conoscenza, senza niente di dato e di scontato.
Mi piace perché -eresi mi fa pensare al greco “heurísco”: trovo. Cerco per trovare. Emera-eresi: cerco le strade verso il giorno.
Luigi non aveva trent’anni quando pensò quella parola senza nessun apparente significato. Dice che lo attraeva per la bellezza del suono puro. Non sapeva ancora che la sua scelta istintiva conteneva già il seme di ciò che poi negli anni sarebbe andato elaborando circa la parola poetica quale linguaggio altro, un linguaggio che è anche via di ricerca spirituale, che attinge le radici e risuona altrove, al di là del significato convenzionale. Tra le sue più azzardate ipotesi letterarie c’è che la poesia abbia anche un proprio personale valore profetico. … Sì, rispondo, emèresi mi piace.

 

Cosa fa questa voce

Concretamente, chi siamo e che facciamo? Non un Circolo, non una Associazione, non un Gruppo affiliato di qualche altra organizzazione né aderente a qualche movimento, nessuna tessera e nessuno stendardo. Qui ognuno è vestito dei suoi panni. Siamo semplicemente persone insieme con pensieri e sentimenti che si assomigliano, senza altra pretesa che esprimerli e confrontarli siano atti impliciti nelle ragioni di averli. C’è chi lo fa nella riservatezza di un dialogo intimo, mentre noi lo facciamo all’aperto, secondo motivazioni ingiudicabili che appartengono al cammino di ciascuno come individuo e come membro sociale. Non ha importanza se siamo pochi o tanti, perché le proprietà di questo insieme sono soltanto pensieri e sentimenti, che operano e semmai uniscono a livelli non tangibili, più di quanto vi riesca qualunque medianità organizzativa.

Dunque facciamo, innanzitutto e fondamentalmente il sito. E’ la possibilità di liberare la voce all’aperto, per essere ascoltati oppure no, ottenere risposte oppure no, dialogare con altri oppure no, ma intanto a volerla guardare, in mezzo alla baraonda generale questa finestra o bancarella c’è. L’intento è di promuovere una conoscenza letteraria diversa da quella della filologia storicistica e sociologica ufficiale, avanzando le nostre idee e il nostro sentire intorno alla poesia e alla letteratura. E poiché noi crediamo a una funzione “animica” dell’arte, è nostro scopo anche cercare i nessi fra la lingua poetica e la spiritualità, e indagarli tra le filosofie della ricerca spirituale e nelle dottrine esoteriche. Di queste ci occorre precisare che intendiamo il serio esoterismo e le serie ricerche sulla spiritualità, non le ciarle commerciali e truffaldine di finti maghi e finti veggenti. Infine crediamo a quella facoltà critica e creativa che attinge alla purezza dei linguaggi, contro la cultura spettacolare che degrada il mondo, e anche per questo vogliamo lavorare. Ora, noi abbiamo le nostre piccole risorse, ma per svolgere tutti questi intenti ci servono i contributi di chi li condivide, vuole mostrare la sua letteratura, vuole pronunciarsi (si vedano delle varie pagine le descrizioni e le finalità).

In secondo luogo, dall’insieme non visibile che si forma intorno al sito, possono nascere rapporti e iniziative, per opera nostra o di chi si è conosciuto su questa voce. Quindi sono semplicemente "probabili" risvolti di attività ed eventi, spontanei, all’occorrenza, senza programmazione anticipata.

 

I nostri profili

Luigi Arista

 

In una generale revisione che stiamo approntando nel sito, e che non ci pare un ritorno indietro ma un passo avanti, sostituisco quanto di me è apparso precendentemente in questa pagina. Si tratta di manifestare in modo diverso le convinzioni, che hanno bisogno di maggior esempio pratico, dunque più vissuto reale e meno enfasi verbale (anche se in materia di letteratura la regina è sempre la parola). Perciò ora il mio profilo è nella pagina a questo link: Presentazione di Luigi Arista.

 

 

Rosangela Palmas

 

Che dire di me? Nata nel 1960, sono toscana. Ho fatto studi classici poi evoluti in giuridici e nel campo giuridico in qualche misura continuo a operare. Non posso dire di avere una colossale conoscenza della letteratura italiana e straniera, come si converrebbe a chi abbia la pretesa di pubblicare un sito letterario. Non posso vantarmi forse nemmeno di averne una mediocre. Quello che da sempre mi avvicina alla letteratura è un riservato amore, mai gridato, sempre vissuto ai bordi, cercando come un bisogno di essere quel verso, quell’immagine particolare, capace di toccare qualcosa dentro me e di quietarmi nel suo stupore. Ho iniziato a scrivere da piccolissima, ma davvero in pochi hanno letto le mie cose. Un pudore che trova radici nell’intimo, nel sentire che scrivo per me, per il piacere, ma forse ancor più per il bisogno di farlo. Da sempre la voglia di scrivere è preceduta e s’accompagna a un’inquietudine indefinibile, che arriva solo allora, e che riconosco ormai chiaramente. Non sono riuscita ad associarla a niente di oggettivo, a stati d’animo particolari o eventi particolari. Semplicemente arriva, e io mi metto a scrivere e scrivo cose di cui finché non ho terminato non afferro del tutto il senso. Non alludo a strane forme di medianità che si manifestano nello scrivere. Tutt’altro. So che a scrivere sono io, o comunque qualcosa che mi appartiene profondamente. Per questo scrivere non ha mai avuto per me come finalità quella di comunicare, se non là dove ho percepito una possibilità di comprensione vera, di empatia. Poi l’incontro con Luigi, la scoperta della sua convinzione – nata prima nel sentire e poi approdata a teoria letteraria – che la poesia sia anche linguaggio dell’Anima. L’affinità di vedute, quella stessa inquietudine prima di scrivere. Sono seguite le prime, poche, “esposizioni” comuni in un altro sito plurigestito e poi l’idea di emeresi, in cui, spero, il mio comunicare possa essere, quale lettrice e quale scrittrice, quel che da sempre è stato.

 

frasi, libri, notizie
e altro materiale per riflettere

incontri

[20 Maggio 2008]
Rudolf Steiner, fondatore del movimento antroposofico.
Conferenza del 9 Giugno 1923:

Quando si sia lavorato fino a poter afferrare la conoscenza del mondo, subentra in noi la necessità di non formulare più idee, ma di creare artisticamente.

[10 Settembre 2007]
Herbert Marcuse, filosofo marxista. In "La dimensione estetica" 1977:

Quanto più l'arte è immediatamente politica, tanto più essa indebolisce la forza dell'estraniamento e gli obiettivi trascendenti di rinnovamento radicale.

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