Limitandoci alla musica leggera
Una volta, durante un programma televisivo, il presentatore
Carlo Conti introdusse sulla scena un cantante dicendo queste
parole: "Ed è qui con noi (pausa di suspence)
il grande Nek". Ancora lo ricordo, mi colpì
nella mente e nel petto come un profondo turbamento. Avevo
già superato la cinquantina e quindi ormai si tratta
di qualche anno fa, ma poiché guardo la televisione
quanto basta, evidentemente non ero avvezzo a fatti simili.
In più, sono responsabile di avere assistito a troppo
pochi spettacoli di intrattenimento. Sì, avevo visto
per esempio Giorgio Gaber a teatro, ma l'esibizione non
"formava" alla cultura moderna, anzi al contrario,
la contestava. Da quella prima occasione, ho notato che
chiunque in queste presentazioni magnifica qualunque altro.
"Quanto sei banale, - mi griderebbe un caro amico -
che ancora fai finta di non sapere come va il mondo."
Comunque, con tutto il rispetto per i cosiddetti personaggi
dello spettacolo e per chi ha il giusto bisogno di divagarsi
dopo il lavoro e le preoccupazioni, io voglio dire questo.
Se Nek è "grande", avendo cantato:
- Laura non cè, è andata via,
Laura non è più cosa mia ... -
con un genere di musica equivalente, come si deve chiamare,
per esempio, chi scrive e canta:
- tesserò i tuoi capelli come trame di un canto,
conosco le leggi del mondo e te ne farò dono ...
- ?
Tale perplessità sovviene, limitandosi alla musica
leggera. Ma pensando di salire più su, mi chiedo:
come possono essere definiti, allora, Mozart o Pablo Neruda?
E poi c'è almeno una questione morale: nella canzone
di Nek la donna è considerata un oggetto, mentre
in quella di Battiato la si vuole amare con le leggi del
mondo. Come si fa a dire grande del primo? Forse devo imparare
meglio la lingua italiana di oggi. Forse la parola "grande"
non è più un aggettivo qualificativo ed è
diventata un "quantitativo relativo". Cioè,
devo sforzarmi di interpretare le parole in relazione al
contesto, cosa che in certi casi per me non è mai
stata semplice, sebbene per ragioni personali mi sia imbattuto
molto nel tema del polisenso linguistico.
Oppure forse, estrapolando dalla musica leggera, si dovrebbero
riprendere in mano la sostanza dell'arte e la portata delle
parole, stando attenti a dire "artista" o "bello"
o "bravo" o "grande". E' giusto divagarsi
dopo il lavoro e le preoccupazioni, purché coloro
che ci intrattengono non ci facciano scambiare il "riposo"
con la cultura artistica.
(Luigi Arista, Agosto 2007)
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