Dietro i vetri
Oggi tutto è sospeso a un pezzo di legno
sulla scena regna la desolazione
la guerra ha disperso persone
che solo l'assenza riunisce.
La tenda sta calando
sull'ultimo fremito del giorno
la luna è una pastiglia di aspirina
i villaggi sono bucati come la memoria
il cielo è un cappello per gli aerei
gli uccelli non hanno più un luogo
riverso le ali dietro ai vetri
e come loro mi spezzo.
Un universo di ombra vola in frantumi nel non orizzonte
osservo i morti che provengono dai vetri come arcobaleni.
Gettiamo all'aria un altro polmone?
Staremo dietro ai vetri
dalla fine alla fine?
Prendo esempio dalle amebe
i loro piedi menzogneri
e parto
sogno nel momento della scomparsa,
in assenza d'attrazione
ma il sogno è una vecchia parola
come la mia tristezza, quando la fine è giunta
oggi, tutto è sospeso a un pezzo di legno.
Dunya Mikhail
da "Non ho peccato abbastanza
antologia di poetesse arabe contemporanee"
Oggi che è sabato santo non c'è più
la morte di ieri, non c'è la vivezza del sangue,
la crudezza delle ferite inferte, anche il corpo del Cristo
deceduto non c'è più. Oggi tutto è
sospeso a un pezzo di legno, a quella croce nuda lassù
come a una domanda. E' stata la morte e tutto piuttosto
dovrebbe essere finito e disperatamente concluso. Invece
se ne sta lì, in quel vuoto indicibile dove ogni
cosa può ancora succedere, in quel vuoto che è
possibilità e speranza. Buona Pasqua.
(Rosangela, Pasqua 2008)
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