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PRESENTAZIONE DI LUIGI ARISTA (La presentazione che redigo oggi sostituisce altri profili, probabilmente ancora memorizzati in qualche pagina del web. Questa dunque non ha solo funzioni d'aggiornamento ma nasce anche da mutate opinioni su contenuti e modi opportuni e convenienti per parlare di sé.)
Sono di Roma, del 1949. Ho svolto la professione
di progettista, prima di sviluppo tecnico e poi delle soluzioni di sistema
nel settore industriale delle telecomunicazioni. Via via nel tempo e
ovviamente in sovrapposizione all'attività lavorativa, ho avuto
esperienze di associazionismo per fini culturali, di animazione creativa
di comunità infantili e adulte, di sindacalismo e schieramento
politico, quindi ancora esperienze associative orientate più
specificamente alle espressioni artistiche, con una personale cura di
iniziative dedicate alla letteratura.
E vengo alle attività letterarie. Per
quanto riguarda la composizione di opere, secondo le valutazioni mie
e di alcuni lettori i primi testi da poter prendere in considerazione
sono versi degli ultimi anni '60. Quindi gli anni '70 furono fervidi
soprattutto di poesia, con cui successivamente confezionai diverse raccolte,
e da un concomitante interesse per la drammaturgia ebbero nei risultati
anche dei testi teatrali. La lettura di molte e differenti poetiche
in quel periodo sollecitava elaborazioni, cambiamenti e coesistenze
dei registri stilistici. Gli anni '80 videro una rarefazione della scrittura
in versi e il cimento nella prosa (antecedente di rilievo un solo racconto),
con un romanzo che nonostante la misura breve mi occupò a più
riprese per tutto il decennio nella formalizzazione del linguaggio e
della struttura narrativa. Dal finire degli anni '80 e durante i '90
tornai di nuovo consistentemente alla poesia, nelle forme stabilizzate
di quel periodo, fra intermezzi di prosa "leggera" in racconti
e favole.
- Poesie scelte 1967-1988, Ellemme, Roma 1991 (selezione da opere poi riorganizzate); - Presentazione, di R. Palmas, bianche le spiagge bianche le distanze, Poggibonsi, Lalli 2009 (prova pratica di critica le cui visioni di provenienza ho ricapitolato nella versione in volume del saggio Poesia Lingua dell'Anima); - Via Lurida, Mauro Pagliai, Firenze 2009 (romanzo); - Poesia Lingua dell'Anima, Lulu.com, 2010 (tesi sulla poesia e critica alle teorie razionaliste contemporanee); - Scritture Teatrali, Lulu.com, 2011 (tre opere teatrali e tre liriche da palcoscenico).
Commenti
Giorgio Bàrberi Squarotti (chi è http://www.treccani.it/enciclopedia/giorgio-barberi-squarotti)
Su Poesie scelte 1967-1988: « ho letto con vivo interesse. [ ] È un discorso pieno di slancio inventivo, sorretto da un sapientissimo linguaggio e da un ritmo vivace e fascinoso. Né manca lo scatto, a tratti, di una bizzarria che insaporisce ancor più la Sua poesia. Mi congratulo con Lei per tanto originali risultati.»
Paolo Procaccioli (chi è http://www.didattica.unitus.it/web/interna.asp?idPag=1888)
Su Poesie scelte 1967-1988: « i miei rallegramenti per il libro e soprattutto per la cifra poetica che (mi) rivela. L'ho letto con piacere e sorpresa crescenti. [ ] ho trovato una pagina sempre più tesa che di brano in brano ha saputo svincolarsi dal fascino del singolo termine e dell'immagine ad effetto per conquistare la complessa (e libera, e appagante) pienezza del ritmo.»
Andrea Matucci (chi è https://sites.google.com/a/unisi.it/matucci)
Su Via Lurida: « mi è piaciuto molto, soprattutto per la sua eterogeneità, nel senso che è un racconto a più livelli e tonalità, pluridiscorsivo [ ] Domenico, straordinario personaggio [ ] per la potenza simbolica di quel girovagare sempre più in basso e di quegli incontri. Ed è una eterogeneità che mi è apparsa pregio, e non difetto, sia perché qualsiasi riferimento al "mondo" tu voglia fare, il "mondo" è eterogeneo e come tale va rappresentato; sia soprattutto perché l'eterogeneità, la pluritonalità è la cifra anche stilistica di tutto il testo, in cui si passa disinvoltamente dalle più alte raffinatezze del tuo riconoscibilissimo poetare, ai più bassi, corporali e crudi particolari della realtà.»
Su Poesia Lingua dell'Anima: «Complimenti per il tuo libro sulla poesia, Luigi: è chiaro, esaustivo, molto ben scritto e, soprattutto, appassionato. [ ] Per venire alla sostanza, poiché sono completamente in disaccordo con tutti i tuoi presupposti, primo fra tutti la capacità di azione in noi di un livello diciamo così spirituale o inconscio, che agisce o può agire appunto al di sotto o al di là dei livelli coscienti e della volontà, è ovvio che sono poi in disaccordo con le tue analisi e le tue conclusioni.»
Su 'Mattia Pacesanta' in Scritture Teatrali: « mi è piaciuto molto il tuo Pacesanta [ ] Lo ritengo, come opera teatrale, irrappresentabile, per difficoltà di immediata comprensione: come tutti i tuoi testi va letto, riletto e straletto per essere gustato, impossibile a mio parere rappresentarlo [ ] Ma come struttura dialogica, ragionativa, di sviluppo di pensieri alternati funziona benissimo. E tu, Luigi, di questo mi sono convinto, tu sei sempre un poeta, qualsiasi cosa tu scriva, [ ] nel senso che sei attratto, sempre, dalla scrittura poetica, in versi, nella quale poi - e per di più - finisci per concentrare il centro, il fuoco della tua ispirazione, per dirla banale banale le cose più importanti che hai in mente.»
Antonio Prete (chi è http://associazioni.monet.modena.it/avanguar/bollettario/biografie/prete.html)
Su ove citato in Poesia Lingua dell'Anima: « riflessione ricca di spunti, anche se ha un taglio, com'è giusto che sia, personale.» «Sono contento che sullo "scarto" tra l'essere-per-la-morte e l'essere-per-il-testo anche lei faccia poggiare un modo di conoscenza del linguaggio e l'interpretazione. Quanto al confine tra pensiero dialettico e pensiero irrazionale, per quanto mi riguarda preferisco parlare di figure della rappresentazione o figure del pensiero da una parte e di margini, dall'altra, margini non riducibili alla rappresentazione, non figurabili (l'indicibile, l'invisibile, il silenzio, l'al di qua e l'al di là del linguaggio).»
Luigi Oliveto (chi è http://www.edizioniagemina.it/autori.html)
Su Via Lurida: « una bella storia, ben costruita e sorretta da una scrittura (salvo qualche cedimento) sorvegliata, efficace, coinvolgente. A mio avviso comincia (alludo al I capitolo) in modo un po' pretensioso [ ] però subito dopo trova il registro giusto e una lingua "esatta", spesso magistrale. Più procede il racconto (lo scavo introspettivo, la raffigurazione allegorica) e maggiormente via Lurida non risulta affatto tale; anzi, è luogo in cui i sentimenti si rivelano all'insegna di un primordiale nitore [ ] Davvero notevole è l'invenzione (la descrizione, i caratteri psicologici che vi confluiscono) di Domenico, ridicolo, purulento, antiestetico relitto umano, cui sono affidati la severità del giudizio e lo sguardo tenero, perdonante sull'umano esistere, le dissonanze della realtà e la sublimità del sogno [ ] Quanto poi agli inserti lirici [ ] come il contrappunto che interviene allorquando "il dicibile" debba spostarsi su note acute, debba farsi cantabile, evocante, "liturgico".»
(Dicembre 2011) |