|
L’idea di “emeresi” è di
dare voce all'esperienza che la poesia e la letteratura
parlano della dimensione spirituale dell’uomo e ne rivelano
il cammino. Questo cammino però non è per
noi la via che privilegia l'intimismo o il sentimento, ma
quel che si svolge accadendo in tutto l'essere e
trasporta anche le dimensioni sensibili e mentali.
Al di là delle spiegazioni
retoriche, delle filosofie estetiche, delle critiche linguistiche
e sociologiche, chi scrive e chi legge può arrivare
a percepire che la letteratura e la poesia avvicinano un
altrove in cui si muove ciò che di noi non
padroneggiamo e che da sempre definiamo Anima. Chi scrive
o legge può avvertire che tra parole e forme, anche
quando così tanto elaborate, si apre una disposizione
inconsueta sullo scenario dei significati, nascono impressioni
inesauribili da una sconosciuta fonte di nessi e
analogie.
Qualcuno dice che si tratta
di emozioni, frutto delle armonie dell'espressione. Altri
affermano che è il modo coinvolgente con cui i concetti
vengono dati all’intelletto. E altri mettono in causa il
subconscio. Sì, ma cos’è, dov’è, perché funziona?
Noi diciamo che è l’Anima
che parla, si pronuncia, descrive, racconta. E lo fa nei
segni arcani di una lingua in cui l'uomo pone intenti superiori
alla sua logica. Diciamo che in poesia l’Anima parla e che
si può tentare di capirla.
Di questa esperienza “emeresi”
vuole testimoniare, insieme a coloro che la sentono reale.
Ma questo non vuol dire che allontaniamo chi non la condivide,
anzi li invitiamo, perché per disegnare quella fonte
serve proprio il confronto con chi ne possiede altre visioni.
|